giovedì 2 aprile 2026

Il racconto di Aldo

"Il racconto di Aldo. Il contributo del partigiano 'Giovanni' alla lotta di Liberazione a Senago" a cura di Costantino Corbari (Anthelios Edizioni, Senago Mi, 2026)

Il 29 aprile 2003 Aldo Deponti, alla vigilia del settantottesimo compleanno, ha incontrato a casa un gruppo di studenti, coordinati dal professor Mauro Oggioni, ai quali ha raccontato la sua partecipazione alla lotta partigiana.
Nato il 66 giugno 1925, ha sempre vissuto a Senago con la famiglia: mamma Giovannina, papà Giovanni, il fratello Ambrogio del 1935, 1a sorella Albertina del 1938.
Sposato con Tina dal 1952, ha avuto cinque figli: quattro femmine e un maschio.
È stato operaio, caposquadra e caporeparto, prima alla Ceruti di Milano e Bollate, poi alla Feme di Lainate e infine alla Carboloy di Baranzate.
Aldo racconta la sua partecipazione alla lotta partigiana a Senago insieme agli altri "ragazzi del '25". In Oratorio, grazie al coadiutore don Giovanni Fumagalli, i giovani vengono educati ai principi cristiani e ai valori di libertà e democrazia, aderiscono alla XVI Brigata del popolo e liberano Senago dal giogo nazi-fascista.

lunedì 23 febbraio 2026

80 anni di Acli a Novate Milanese

"80 anni di Acli a Novate Milanese. Ottant'anni di impegno, lavoro e comunità", a cura di Costantino Corbari, con la collaborazione di Roberto Missaglia, Gabriele Capovilla, Giovanna Acunzo e Amalia Fumagalli (Circolo Acli Novate Milanese, gennai0 2026)

Questa pubblicazione nasce in occasione degli ottant'anni del Circolo Acli di Novate Milanese. Non è soltanto un anniversario, ma un momento per fermarsi, guardare indietro e riconoscere un percorso lungo e condiviso, fatto di impegno sociale, attenzione alle persone e partecipazione alla vita della comunità.
Raccontare la storia delle Acli novatesi significa raccontare una parte della storia della città stessa. Significa ripercorrere i cambiamenti del mondo del lavoro, dello Stato sociale, delle relazioni tra le persone, osservati dal punto di vista di un'associazione che ha sempre cercato di stare vicino ai bisogni concreti delle persone, senza perdere di vista i valori della solidarietà e della responsabilità civile.

giovedì 5 febbraio 2026

In ricordo di Bepi Tomai

 "Lo sviluppo dell'Enaip Lombardia nel quadriennio 1987- 1981" è il titolo di un contributo pubblicato nel volume "La formazione professionale in uno sguardo di futuro. Il progetto, i saperi, la passione nel ricordo di Bepi Tomai"  a cura di Renzo Salvi, ricco di numerose collaborazioni. "Un documento video e il suo copione", realizzati da Costantino Corbari, sono i materiali che si propongono alla lettura.

Porre al centro della formazione le persone. Costruire una esperienza umana basata sulla solidarietà. Sviluppare la vocazione professionale degli individui. Questa è la formazione professionale per Enaip Lombardia. Differente dagli altri stili educativi. Un sistema estremamente vario per metodologie, iniziative, pratiche, che punta a coniugare il continuo miglioramento tecnologico con la centralità delle persone nel lavoro.

Con il passare del tempo le strutture si sono trasformate e la formazione si è aggiornata adeguandosi ai bisogni delle persone, del lavoro e delle imprese. Oggi il mondo della formazione professionale Enaip si presenta con una grande varietà di proposte, di tecniche, di attività. Comprende corsi di prima formazione rivolti ai giovani adolescenti, percorsi di formazione superiore con forte valenza innovativa, iniziative per soggetti deboli (disabili, immigrati, emarginati), interventi di formazione sul lavoro.
Nel 1991, in vista del XVIII Congresso nazionale delle Acli (Sviluppare la solidarietà, riformare le istituzioni nell’Europa dei cittadini, Roma 4-8/12/1991, presidente Giovanni Bianchi), l’Enaip Lombardia decide di fermare su nastro i quattro anni del suo cammino, percorsi tra un’assise e l’altra. La sede regionale è in via Ventura, in una struttura industriale dismessa, nel cuore del quartiere milanese di Lambrate.

venerdì 16 gennaio 2026

Don Livio Milani, il libro

“Si viveva sempre sul chi va la. Il sottoscritto aveva sempre pronti vestiti borghesi e documenti per poter espatriare in qualsiasi momento”. “Se non la prigione, ma quasi tutti avremmo qualcosa da narrare per ricordare la sparizione per qualche giorno dalla nostra abituale attività pastorale per rimanere nascosto presso qualche Santuario o qualche Convento finché la tempesta fosse passata”. (testimonianza di don Livio Milani)

Un prete nella Resistenza
Tra la caduta del fascismo, la notte del 25 luglio, e l’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943, in Italia si vive un momento di grande incertezza. Molti si interrogano sul che fare. L’occupazione nel Nord d’Italia da parte delle armate naziste, con l’appoggio della Repubblica sociale di Salò, spinge molti ad agire e ad organizzare le prime forme di resistenza.

L’obiettivo delle forze che guidano la lotta è quello di riaccendere nel popolo italiano lo spirito della propria dignità e della sua indipendenza. Bisogna impedire il trasferimento degli operai in Germania, salvaguardare dallo smantellamento le capacità produttive e industriali, cacciare gli occupanti e allacciare rapporti con le Forze Alleate: costruire una nuova Italia libera e democratica.

mercoledì 31 dicembre 2025

Presentazione: Don Livio Milani, un prete nella Resistenza

Presentazione della pubblicazione dedicata a don Livio Milani, un prete nella Resistenza, ribelle per amore. A partire dal 1940, prima coadiutore e quindi parroco di Baranzate. 
Sabato 17 gennaio 2026, ore 15, Baranzate

La figura di don Livio Milani appartiene a quella schiera silenziosa e determinata di donne e uomini che, negli anni più bui della nostra storia, seppero opporsi alla violenza e alla sopraffazione non per vocazione eroica, ma per profonda fedeltà alla propria coscienza.
La sua vita – intrecciata con la storia della nostra comunità, con le sue paure, le sue speranze, le sue ferite – racconta come anche un piccolo paese possa diventare luogo di coraggio e di libertà.
Giunto a Baranzate appena ordinato sacerdote, don Livio trovò una comunità semplice, raccolta attorno ai ritmi della terra e al lavoro della fabbrica, ma già attraversata dai venti della guerra. Fu in quel contesto che il giovane prete scelse la via dell’impegno: un impegno sobrio, mai ostentato, profondamente radicato nel Vangelo e nel valore supremo della dignità umana.
Con la forza mite dei giusti, contribuì a salvare vite, a difendere perseguitati, a organizzare la resistenza civile e armata, a tenere unito un territorio che la paura avrebbe potuto dividere. La sua casa divenne il centro del Comitato di Liberazione di Bollate; la sua rete di relazioni e di fiducia rese possibile un’azione coraggiosa a difesa degli operai della Leon Beaux, dei giovani renitenti, degli ebrei minacciati. (dalla prefazione di Luca Elia, sindaco)

martedì 14 ottobre 2025

Recuperi. 50mila infermieri

Ne mancano 50mila, ma li importiamo dall'estero. Ma si tratta di una professione che molti non vogliono più fare. Salari inadeguati rispetto ai compiti
Corriere Lavoro, Corriere della sera, Anno 11, numero 32, 1.10.2004

Nel rapporto operatori-cittadini il nostro Paese è la maglia nera dell'Europa

Maggiore dignità profes­sionale e un giusto rico­noscimento economico. E' un grido forte e com­pito quello che esprime i sentimenti più diffusi tra gli infermieri italiani, in gran parte donne. E' ima voce carica di rammarico per una condizione professionale non compresa né valorizzata a pieno. Reparti chiusi, servizi sottoutiliz­zati, corsie deserte sono la con­creta conferma e la drammatica conseguenza: nella sola Lombar­dia mancano circa 8 mila infermie­ri. Il problema, più sentito nelle regioni del Nord, è nazio­nale e le stime variano da 20 a 40-50 mila posti non coperti. Il nostro Paese vanta il più basso tasso di infermieristica per numero di abitanti in Europa contro il più alto tasso di medici.

giovedì 18 settembre 2025

Recuperi. Il contratto salvaposti

Si chiama contratto di solidarietà. E' la formula salvaposti inventata per allontanare i licenziamenti. Meno orario e meno salario. Aspettando la ripresa
Corriere Lavoro, Corriere della sera, Anno 1, numero 9, 8.4.1994

Che cosa sono e come funzionano i contratti anticrisi
La ricetta salvaposti è la solidarietà

Salvare posti di lavoro, garantirsi la professionalità del personale, ridurre i costi. Sono le opportunità offerte a dipendenti e imprese dai contratti di solidarietà. Sempre più sfruttate. Le aziende che vi hanno fatto ricor­so sono oltre 400. Le persone coinvolte quasi 50 mila.
La formula è piuttosto semplice. Si tratta di ridurre l'orario di lavoro con conseguente riduzione percentuale del salario a un certo numero di lavoratori, per salvare una quota di posti di lavoro aspettando la ripresa. Il tutto sancito da accordo sindacale.
Nati nel 1984 per af­frontare i massicci pro­cessi di ristrutturazione avviati in quegli anni dall’industria italiana, ebbero un’accoglienza piuttosto fredda. Per le imprese non erano pre­visti incentivi e il sinda­cato stava vivendo una stagione di profonda di­visione. Alcune intese furono firmate, partico­larmente nel tessile, ma senza l’intervento delle associazioni imprendito­riali e con scarso entu­siasmo. Ben presto i contratti di solidarietà furono dimenticati.

sabato 13 settembre 2025

Bz 308, vanto degli operai della Breda

Presentato al Labour Film Festival 2025 il documentario di Massimo Romagnoli e Costantino Corbari che racconta la storia del BZ 308, un quadrimotore tutto italiano costruito subito dopo la fine della seconda guerra mondiale, vanto degli operai della Breda aeronautica di Sesto San Giovanni

La produzione di aerei alla Breda inizia nel primo dopoguerra e dura fino a tutta la seconda guerra mondiale, con esemplari prevalentemente destinati al settore militare. Per questo, durante il conflitto, tra il 1942 e il 1944, l’azienda viene pesantemente bombardata dagli alleati, fino a quando, il 30 aprile 1944, lo stabilimento sestese è completamente raso al suolo. Nei primi anni ’50, dopo un tentativo di ripartenza, la Breda aeronautica cessa la produzione.
Prima di gettare la spugna, però i lavoratori della Breda, nonostante le distruzioni e le enormi difficoltà a reperire sul mercato i materiali necessari, riescono a progettare e costruire un bellissimo aereo passeggeri: il Breda BZ-308.