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giovedì 23 aprile 2026

Presentazione del volume "Il racconto di Aldo"

"Il racconto di Aldo" viene presentato mercoledì 29 aprile a Senago, presso Villa Sioli. 

Una iniziativa della famiglia di Aldo Deponti per ricordare il contributo del padre, il partigiano "Giovanni", alla lotta di Liberazione di Senago.

Partecipano, oltre al curatore Costantino Corbari: Roberto Tagliani, presidente della Federazione Italiana Volontari della Libertà; Giuseppe Sofo, assessore Scuola, Culture, Biblioteche e Protezione civile Comune di Senago; Giovanni Rossetti, presidente 16^ Brigata del Popolo FIVL.

"Non siamo stati degli eroi, ma avremmo potuto esserlo se fossimo stati presi e portati via. Abbiamo fatto la nostra parte, evitando al nostro paese possibili rappresaglie".


 

giovedì 2 aprile 2026

Il racconto di Aldo

"Il racconto di Aldo. Il contributo del partigiano 'Giovanni' alla lotta di Liberazione a Senago" a cura di Costantino Corbari (Anthelios Edizioni, Senago Mi, 2026)

Il 29 aprile 2003 Aldo Deponti, alla vigilia del settantottesimo compleanno, ha incontrato a casa un gruppo di studenti, coordinati dal professor Mauro Oggioni, ai quali ha raccontato la sua partecipazione alla lotta partigiana.
Nato il 66 giugno 1925, ha sempre vissuto a Senago con la famiglia: mamma Giovannina, papà Giovanni, il fratello Ambrogio del 1935, 1a sorella Albertina del 1938.
Sposato con Tina dal 1952, ha avuto cinque figli: quattro femmine e un maschio.
È stato operaio, caposquadra e caporeparto, prima alla Ceruti di Milano e Bollate, poi alla Feme di Lainate e infine alla Carboloy di Baranzate.
Aldo racconta la sua partecipazione alla lotta partigiana a Senago insieme agli altri "ragazzi del '25". In Oratorio, grazie al coadiutore don Giovanni Fumagalli, i giovani vengono educati ai principi cristiani e ai valori di libertà e democrazia, aderiscono alla XVI Brigata del popolo e liberano Senago dal giogo nazi-fascista.

venerdì 16 gennaio 2026

Don Livio Milani, il libro

“Si viveva sempre sul chi va la. Il sottoscritto aveva sempre pronti vestiti borghesi e documenti per poter espatriare in qualsiasi momento”. “Se non la prigione, ma quasi tutti avremmo qualcosa da narrare per ricordare la sparizione per qualche giorno dalla nostra abituale attività pastorale per rimanere nascosto presso qualche Santuario o qualche Convento finché la tempesta fosse passata”. (testimonianza di don Livio Milani)

Un prete nella Resistenza
Tra la caduta del fascismo, la notte del 25 luglio, e l’annuncio dell’armistizio dell’8 settembre 1943, in Italia si vive un momento di grande incertezza. Molti si interrogano sul che fare. L’occupazione nel Nord d’Italia da parte delle armate naziste, con l’appoggio della Repubblica sociale di Salò, spinge molti ad agire e ad organizzare le prime forme di resistenza.

L’obiettivo delle forze che guidano la lotta è quello di riaccendere nel popolo italiano lo spirito della propria dignità e della sua indipendenza. Bisogna impedire il trasferimento degli operai in Germania, salvaguardare dallo smantellamento le capacità produttive e industriali, cacciare gli occupanti e allacciare rapporti con le Forze Alleate: costruire una nuova Italia libera e democratica.

mercoledì 31 dicembre 2025

Presentazione: Don Livio Milani, un prete nella Resistenza

Presentazione della pubblicazione dedicata a don Livio Milani, un prete nella Resistenza, ribelle per amore. A partire dal 1940, prima coadiutore e quindi parroco di Baranzate. 
Sabato 17 gennaio 2026, ore 15, Baranzate

La figura di don Livio Milani appartiene a quella schiera silenziosa e determinata di donne e uomini che, negli anni più bui della nostra storia, seppero opporsi alla violenza e alla sopraffazione non per vocazione eroica, ma per profonda fedeltà alla propria coscienza.
La sua vita – intrecciata con la storia della nostra comunità, con le sue paure, le sue speranze, le sue ferite – racconta come anche un piccolo paese possa diventare luogo di coraggio e di libertà.
Giunto a Baranzate appena ordinato sacerdote, don Livio trovò una comunità semplice, raccolta attorno ai ritmi della terra e al lavoro della fabbrica, ma già attraversata dai venti della guerra. Fu in quel contesto che il giovane prete scelse la via dell’impegno: un impegno sobrio, mai ostentato, profondamente radicato nel Vangelo e nel valore supremo della dignità umana.
Con la forza mite dei giusti, contribuì a salvare vite, a difendere perseguitati, a organizzare la resistenza civile e armata, a tenere unito un territorio che la paura avrebbe potuto dividere. La sua casa divenne il centro del Comitato di Liberazione di Bollate; la sua rete di relazioni e di fiducia rese possibile un’azione coraggiosa a difesa degli operai della Leon Beaux, dei giovani renitenti, degli ebrei minacciati. (dalla prefazione di Luca Elia, sindaco)

lunedì 19 dicembre 2022

Teresio Ferraroni (1): prete dei partigiani e dei lavoratori

Qui di seguito la biografia di mons. Teresio Ferraroni, ricostruita sulla base di due interviste che ho realizzato in occasione della pubblicazione del libro "Lo sciopero di Giacomo" (1995) e della produzione del video per i 50 anni della Cisl di Lecco "Vietato calpestare le idee" (2000).  La biografia è integrata con informazioni raccolte in rete.                                                                            Completano i materiali relativi a mons. Ferraroni le sue testimonianze sull'esperienza dei raggi bianchi e dell'unità sindacale a Lecco tra gli anni '40 e '50 del secolo scorso.

Nato a Gaggiano, in provincia di Milano il 8 dicembre 1913, è ordinato sacerdote il 6 giugno 1936 a Milano dal cardinale Ildefonso Schuster.
Dopo l'ordinazione diventa insegnante di lettere presso il seminario di San Pietro martire a Seveso. Nel 1937 è inviato a Roma come studente di diritto canonico presso la Pontificia Università Gregoriana, dove ottiene la laurea.

Lecco
Rientrato in diocesi, nel 1940 diventa insegnante a Lecco, presso il Collegio arcivescovile Alessandro Volta e l'istituto tecnico per ragionieri "G. Parini", e svolge il ministero pastorale nel santuario di Nostra Signora della Vittoria.
Ferraroni ha legato il proprio ministero al mondo del lavoro lecchese.